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Allenarsi… con la testa!

Il mental training per il benessere e la prestazione dell’atleta

Molto spesso (forse troppo…) sento ripetere frasi sulla forza mentale di un atleta o di una squadra per spiegare un traguardo raggiunto o le mancate performance sportive. Ancora più spesso mi emoziono quando vedo immagini di coach o sportivi famosi che con una smorfia di rabbia o grinta puntano l’indice alla testa per affermare qualcosa del tipo “Usa la testa!” e allora mi chiedo: ma sappiamo veramente come usare la testa nello sport? Sappiamo che la forza mentale nello sport si può allenare?

Come psicologo dello sport rilevo una diffusa incongruenza: tutti ripetono quanto sia importante la testa in ogni attività sportiva agonistica: ci si confronta con le emozioni, con il risultato, con gli avversari, con i propri limiti e le proprie paure; allo stesso tempo, però, pochi si dedicano ad allenarla come meriterebbe, con la stessa, se non maggiore, attenzione dell’allenamento tecnico e fisico, e pochissimi si preoccupano di affidare questo allenamento a dei professionisti come, per esempio, uno psicologo dello sport.

Eh già, perché la psicologia dello sport si occupa proprio di aiutare atleti e squadre ad allenare le abilità mentali, allo scopo migliorare le prestazioni e favorire il benessere e la soddisfazione nel praticare sport. Ancora oggi molti atleti e allenatori agiscono nella convinzione che la tecnica possa sopperire a una debolezza delle abilità mentali, quando è ormai noto come il corpo non possa funzionare separato dalla testa e la tecnica viene acquisita ed eseguita precisamente solo se sostenuta da una mente lucida.

 

Il Mental Training

Ma cosa significa allenare la mente di un atleta?

Per definire l’allenamento mentale un primo assist lo fornisce Velasco, che afferma che “tra i tanti fattori incidono nella preparazione di un atleta (…) quello più importante è anche quello più esclusivo: la sua psiche”.

L’atleta è un “sistema integrato” mente-corpo, le cui componenti interagiscono e si modulano reciprocamente, e come tale va approcciato. Gli aspetti mentali del “sistema atleta” vanno allenati con la stessa attenzione degli aspetti fisico/atletici e tecnici presenti in ogni disciplina sportiva, tenendo presente che per allenamento delle abilità psicologiche (mental training) ci si riferisce alla “pratica sistematica e costante delle abilità psicologiche o mentali, allo scopo d’incrementare la prestazione, aumentare la piacevolezza, o raggiungere livelli elevati di soddisfazione nello sport e nell’attività fisica 1″.

Il mental training, pertanto, è a tutti gli effetti un programma di allenamento, al pari di quello fisico/atletico e tecnico, con le sue regole, programmazione e gradualità.

[1] Weinberg & Gould, 2007

Le Abilità Mentali Da Allenare

Ma quali sono le abilità mentali che si possono allenare nello sport?

Sono molteplici e riguardano l’atleta (o la squadra) a tutto tondo. Innanzitutto, si dovrebbe partire da una corretta definizione degli obiettivi, che è un’attività con regole precise, la cosiddetta tecnica del “Goal Setting”.

Le altre abilità da allenare con metodo riguardano:

  • la gestione dell’ansia agonistica e dello stress,
  • la gestione del livello di attivazione emotiva (arousal)
  • la gestione dell’attenzione e della concentrazione
  • l’allenamento ideomotorio (visualizzazione)
  • l’allenamento del dialogo interno (self-talk).

Altre capacità che solitamente vengono allenate con uno psicologo dello sport sono le abilità di relazione interpersonale (soprattutto per sport di squadra) e la gestione degli infortuni.

Ma procediamo con ordine: prima di esaminare nei prossimi articoli come allenare le principali abilità mentali, vediamo ora cosa fare prima, per preparare l’atleta ad allenare “la testa” con metodo.

 

Definire gli obiettivi di lavoro con l’atleta: il Goal Setting.

Lo sviluppo delle abilità mentali dipende in primis dal grado di autoconsapevolezza dell’atleta, “la cosa più importante per chi vuole diventare un campione”, come affermava la famosa tennista Billie Jean King.

Prima ancora di conoscere le abilità mentali da migliorare, si dovrebbe sempre partire da una conoscenza dell’atleta (anche rispetto a sé stesso!), delle sue motivazioni, dei suoi punti di forza e delle sue aree di miglioramento, elementi necessari per una conseguente adeguata definizione degli obiettivi.

Gli obiettivi dovrebbero poi essere definiti insieme all’atleta (e all’allenatore, laddove possibile) in modo specifico, misurabile, fissando anche dei limiti di tempo per il loro raggiungimento: si distinguono così obiettivi a breve, medio e lungo termine. È opportuno che gli obiettivi costituiscano una sfida per l’atleta, che siano quindi “difficili”, ambiziosi, ma raggiungibili, possibilmente rivolti ad aspetti della prestazione più che al risultato.

Definire correttamente gli obiettivi di lavoro è il primo step dell’allenamento mentale, ed è fondamentale per più motivi:

  • per consentire all’atleta di migliorare o acquisire l’auto-consapevolezza che è l’elemento di base su cui costruire tutto il processo di mental training
  • per creare un’alleanza di lavoro con l’atleta stesso, per aumentare le convinzioni di auto-efficacia e per sostenere la motivazione. Infatti, accompagnando l‘atleta ad una adeguata definizione di obiettivi, quest’ultimo saprà orientare le sue energie, riuscirà a modulare l’impegno, a mantenere lo sforzo per il loro raggiungimento.
  • Per far sì che l‘atleta senta gli obiettivi come “suoi” e per lui o lei importanti, cosicché sarà più motivato a raggiungerli.


Oltre ad essere un’efficace strategia motivazionale, il Goal Setting consente all’atleta di avviare un percorso di crescita, di incrementare la consapevolezza di sé, evitando di disperdere energie e di allenarsi in modo non efficace.

 

Il punto di partenza: il Performance Profile

Ma su quali aspetti definire gli obiettivi? Uno strumento utile a questo scopo è il profilo di prestazione dell’atleta (Performance Profile). Attraverso questo l’atleta fa una valutazione sulle capacità tecniche, fisiche e mentali più importanti nel favorire la performance nella sua disciplina specifica.

Esempio reale di Performance Profile per la scherma

La valutazione viene fatta secondo i due punti di vista atleta/allenatore e mette a confronto, per ogni capacità esaminata, il livello attuale posseduto dall’atleta e il livello desiderato al termine di un periodo di allenamento.

Il risultato è uno schema chiaro, completo, basato sulle percezioni dei due protagonisti (atleta e allenatore), che restituisce un’immediata informazione sulle aree di miglioramento dove è più opportuno definire i prossimi obiettivi di lavoro: com’è e come vorrebbe diventare l’atleta.

Una volta identificate le aree di miglioramento e definiti i relativi obiettivi, si può iniziare a lavorare sulle abilità da allenare. La gestione dell’ansia agonistica, ad esempio, risulta tra le abilità più spesso oggetto di lavoro con gli atleti.

  

Allenare la testa si può!

Quanto illustrato finora ci aiuta a comprendere come il benessere psicofisico e la prestazione dell’atleta possano essere favorite dal mental training e dalla Psicologia dello Sport. Questa infatti, “nell’orientare l’individuo a una crescita sana, mira a espanderne i limiti personali per far sì che ogni difficoltà venga superata nella prospettiva di un miglioramento della comunicazione con gli altri e con il proprio corpo in vista del conseguimento di esperienze soddisfacenti” (Orlick, 1989).

In conclusione, allenare la testa si può!

Non è solo uno slogan, ma scienza e metodo che, seguendo un approccio globale, consentono all’atleta di conoscersi, di confrontarsi con i suoi limiti e aree di sviluppo con consapevolezza e desiderio di scoperta, senza dimenticare di allenare nulla, di certo non la mente!

Ti aspetto al prossimo articolo sulla gestione dell’ansia agonistica e dello stress…per capire un pezzettino alla volta come fare della nostra mente il miglior alleato!

(Dott. Andrea Mastrorilli, Psicologo dello Sport)

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